FitLine, tra Salute e Bellezza: Intervista alla consulente Adua Ventimiglia

Con l’arrivo dell’estate, ci poniamo molti punti di domanda sul proprio corpo e più in generale sul proprio benessere. Per mille ragioni, la nostra quotidianità diviene più frenetica e, come spesso accade, cadiamo nella più totale noncuranza di sé. Il dilemma, dunque, si rivela duplice nella sua sostanza e richiama alla nostra attenzione due argomenti collegati fra loro: il tema della bellezza fisica e il proprio benessere.

Se da un lato, si può pensare di risolvere certi disagi fisici ricorrendo ai trattamenti dermatologici quali filler e acido ialuronico, dall’altro, il ritocchino si rivela un’alternativa che prima o poi svanisce con l’inizio delle cattive abitudini come il fumo di sigaretta e l’uso di alcolici. Ma una via di mezzo tra “bellezza” e “benessere” la possiamo trovare se ricorriamo ai prodotti del marchio tedesco FitLine.  

I prodotti Fitline, acquistabili contattando Adua Ventimiglia, CLICCA QUI

A tal proposito, oggi poniamo qualche domanda ad una esperta di marketing del colosso FitLine diffuso in tutta Europa. Adua Ventimiglia, pallavolista e dottoressa in Scienze della Comunicazione Pubblica, d’Impresa e Pubblicità ha da poco ricoperto il suo ruolo di marketing nell’azienda FitLine, ed è di già un punto di riferimento a cui noi ci rivolgiamo per conoscere e acquistare i prodotti da integrare alla nostra routine di salute e bellezza. Con questa intervista cercheremo di capire meglio quali prodotti Fitline acquistare e come poter migliorare il nostro stile di vita.

Adua Ventimiglia

dott. in Sc. della Comunicazione Pubblica e marketing;

Consulente FitLine

Ciao Adua, benvenuta all’interno di questo spazio. Cosa significa per te FitLine?

FitLine oltre che essere una linea di Cosmetici e Integratori alimentari diffusi in più di 40 paesi in tutto il mondo, è concepibile come una valida soluzione SE accostata ad uno stile di vita sano. Per chi vuole inseguire la strada del benessere, è doveroso dover escludere le cattive abitudini quali il fumo di sigaretta, l’uso di alcolici e la sedentarietà. Escludendo ciò, i prodotti FitlLne hanno molti scopi a seconda delle esigenze di ciascuno e si rivelano molto utili.  

Fra i tanti prodotti, quali nello specifico ci consiglieresti di acquistare in vista della calda stagione?

Tra i numerosissimi prodotti disponibili sul mercato, FitLine Activize è di certo una soluzione che più si confà alle le esigenze di tutti, specialmente in vista dell’Estate. Favorisce la produzione energetica dalla nutrizione quotidiana (combustione di carboidrati) e conferisce molta energia al proprio organismo. Inoltre, molti prodotti FitLine forniscono le vitamine B, ci aiutano ad accogliere una maggior concentrazione e rendimento, migliorano le prestazioni sportive e facilitano la digestione. Inoltre, se associamo tutte queste combinazioni, i risvolti positivi non riguarderanno solo la propria salute, il proprio benessere, ma anche e soprattutto la nostra pelle.

E per la pelle cosa ci consiglieresti nello specifico?

La maggior parte dei prodotti FitLine fanno bene alla pelle. Chi più chi meno, aiuta a ad equilibrare il proprio metabolismo e conferisce al proprio corpo una gran quantità di sostante naturali dalle proprietà benefiche, a maggior ragione se la nostra alimentazione di base sarà ricca di proteine e liquidi. Il valore vitaminico, e gli ingredienti naturali (un esempio l’integrazione di alghe marine) agevolano di sicuro.

Dove possiamo acquistare i prodotti FitLine?

Semplicemente, tramite Facebook (cliccando qui) e scrivendomi un messaggio tramite Messenger. È possibile accordarsi sui prodotti, e accedere a tutte le informazioni circa il catalogo, il prezzo e la modalità di spedizione – che ribadisco sono alla portata di tutti. Ricordo infine che i prodotti FitLine sono rigidamente sottoposti al protocollo GMP. Ovvero un protocollo obbligatorio per i farmaci e solo il 5% di integratori al mondo lo segue, tra cui Pm International.

Intervista scritta e curata da

Orazio Mancuso

Scrittore di Antipodes Casa Editrice;

Dott. in Scienze della Comunicazione Pubblica, d’Impresa e Pubblicità.

Malta, 2021. La Valletta.

Come riprodurre la Gioconda, puntata 1

Ecco come riprodurre la Gioconda, uno dei quadri più celebri della storia dell’arte di Leonardo Da Vinci. Piccoli accorgimenti per rendere originale ciò che è stato realizzato dai grandi senza però tralasciare la personalità, il carattere e l’originalità. Tre caratteristiche importanti che ci rivelano come dipingere la Gioconda di Leonardo.

Un esempio su come dipingere la Gioconda. Tutorial aggiornato a puntate su Nuove Vedute.
Oggi vi racconto questo mio nuovo esperimento: non sto utilizzando una tela comune, bensì un foglio di carta pressata che mi consente di impiegare l’olio con la giusta accortezza. Il procedimento è abbastanza lungo, e l’esperimento è appena iniziato.

Riprodurre la Gioconda non vuol dire esattamente riproporre la stessa identica immagine creata da Leonardo. Infatti, se c’è un principio dell’arte che ho fatto tutto mio, è quello di personalizzare ciò che ho intenzione di riprodurre. Così come nella musica, è possibile scovare un grandissimo numero di cover di brani famosi, anche nell’arte pittorica, è possibile imbattersi in diverse riproduzioni che vanno distinte dalle copie.

Il concetto di copia in cui potremmo di fatto imbatterci aprendo un semplice dizionario riporta questa definizione:

Per copia conforme, formula che attesta l’autenticità di una trascrizione e la sua perfetta corrispondenza con l’originale.

Un’autenticità che nell’ambito ben preciso della riproduzione non esiste, se non in qualche linea di massima caratterizzante del soggetto riprodotto. La riproduzione – non solo per me, ma per chi fa pittura – segue lo stesso principio delle cover musicali che consiste di:

  • Personalità, ovvero apportare in tutti dettagli del dipinto qualcosa di personale come la scelta di un colore, un tratto del volto a noi comune, una tecnica conforme a dipinti pregressi.
  • Carattere, come la potenzialità del dipinto di arrivare a toccare delle note nel cuore di chi lo osserva.
  • Originalità, nel senso di riproporre lo stesso soggetto ma secondo un nuovo punto di vista mai sperimentato prima.
Come riprodurre la Gioconda, Lisa Gherardini di Leonardo. Ecco qui una bozza su Nuove Vedute, il primo Art  Blog sul web.
Come riprodurre la Gioconda, in modo personalizzato e originale? Ecco qui una bozza con grafite di qualità e impermeabilizzata con materiale fissante a spray.

Copiare è senz’altro un notevole esercizio per allenare la mano in modo da acquisire maggior dimestichezza che se associata ad una buona dose di costanza potreste certamente disegnare la Gioconda e tutto quel che più vi soddisfa.

Anche i grandi pittori hanno passato giorni, mesi ed anni a copiare, pari pari, disegni di pittori che li hanno preceduti. Naturalmente, secondo il livello di apprendimento, la copiatura potrà riferirsi a solo qualche punto guida (per gli esperti) fino ad arrivare ad un numero infinito di punti per i principianti.

Dal sito Settemuse.it

Ma cosa si deve tener a mente per disegnare la Gioconda?

Qualsiasi dipinto si conduce a partire da una fase che non possiamo non prendere in considerazione se si desidera ottenere un buon risultato in termini di personalità, carattere e originalità. Quella fase è la realizzazione della Bozza.

Fase alquanto delicata quella della realizzazione della bozza poiché necessita della massima attenzione del pittore. Basta commettere dei semplici errori per decretare la fine del processo di pittura di un determinato progetto – che a me piace chiamare “esperimento“. Una cancellatura, una linea di grafite marcata male, un disegno approssimativo sono le cause di un dipinto non riuscito. Per questo è necessario soffermarsi molto sulla bozza e prendersi del tempo per definire i dettagli che ci porteranno alle fasi successive.

La prima fase del disegno sulla Gioconda di Leonardo (Non-copia)

Come dipingere la Gioconda di Leonardo? Ecco qualche consiglio su come riprodurre la Gioconda Lisa Gherardini. Nuove Vedute, art blog.
Colori ad olio su carta pressata 40×30.

La fase di bozza, come è possibile vedere dalle immagini, è superata. Ma siamo solo all’inizio di questo nuovo percorso fatto di creatività e passione. Voglio inoltre segnalarvi anche pezzi di approfondimento realizzati da altri creativi del web. Eccovi qui i link: clicca qui.

Non ci resta che aspettare la realizzazione di questa riproduzione della Gioconda alla prossima puntata su Nuove Vedute, il primo Art Blog sul web.

Scritto da Orazio Mancuso.

Gli articoli recenti sulle mie creazioni:

Ps: Se ti è piaciuto l’articolo su”Come riprodurre la Gioconda, Lisa Gherardini” e vuoi approfondire l’argomento su come dipingere la Gioconda di Leonardo, ho pensato di condividere frammenti di un articolo interessante sulla Gioconda scritto dal Blog Stile Arte.it.

tag: Come riprodurre la Gioconda, Lisa Gherardini, Come disegnare la Gioconda


Dall’articolo di Sette Muse.it

Vi ripropongo un breve tutorial in cui potrete osservare alcuni brevi accorgimenti su come disegnare la Gioconda di Leonardo.

Copiare la Gioconda

Un bell’esercizio sarà quello di copiare l’immagine semplificata della gioconda. Poi si potrà provare a colorarla con pastello o con acquarello, secondo la propria abilità.

Seguire la realizzazione secondo questi passi:
– 1 – Stampare l’immagine qui a lato (l’immagine stampata sarà più grande)
– 2 – Tracciare sul modello una griglia
– 3 – Preparare sul nostro foglio da disegno la griglia
– 4 – Sulla griglia del modello segnare i punti che ci guideranno nella copiatura della nostra Gioconda
– 5 – Riportare sulla griglia del nostro foglio gli stessi punti guida (con la massima precisione)
– 6- riportare il disegno; man mano che il lavoro procede, cancellare griglia e punti di riferimento che non servono più.

Modello originale riproposto su Nuove Vedute, il primo art blog sul web

1 – Modello originale della nostra Gioconda

Come disegnare la Gioconda, una bozza dal sito di settemuse.it su Nuove Vedute.com

2 – La stampa della Gioconda preparato per la copia

Foglio preparato per il disegno

3 – Foglio preparato per il disegno

A questo punto continuare dal punto – 4 –

Un consiglio pratico, quando siete pronti per cominciare la copia, partite dalla parte alta del disegno e tenete coperta, con una carta assorbente o con un altro foglio pulito, la parte più bassa del vostro foglio per evitare di sporcarlo con la mano che tiene la matita.

Un altro consiglio: cominciate a riportare solo i punti di riferimento che segnano la sagoma esterna della Gioconda e completare anche con qualche colpo di matita uno schizzo generale prima di entrare nel vivo del disegno.

Quindi prima il tondo della testa, poi giù a destra ed a sinistra con il profilo dei capelli; poi sulla sinistra disegnare la fronte, la curva dello zigomo, della guancia fino al mento, per passare sulla destra per completare il viso con le curve dei capelli.

Occhi, sopraccigli, naso e bocca, abbozzateli solo al completamento della testa.

Un altro articolo interessante è quello di Stile Arte.it

Come fu dipinta la Gioconda. Perchè quel sorriso? Leonardo voleva dipingerla mentre rideva, ma gli fu impossibile

Dal Blog di Stile Arte.it

La

I risultati della scansione della Gioconda di Leonardo, al di là della scoperta di alcune pennellate che delineano una sottoveste di mussola, indossata in quell’epoca dalle partorienti o dalle puerpere, appaiono interessanti soprattutto per la delineazione delle tecniche utilizzate dal maestro. In particolare risulta degna di considerazione l’individuazione, alla base degli strati di pittura, di un apprestamento sommario del ritratto basato sull’incisione del supporto. Una sorta di mappa della fisionomia con la quale l’artista aveva ripreso, nei suoi elementi lineari fondamentali, la verità della donna che aveva di fronte.

a gioconda copertina

Si può supporre che Leonardo abbia utilizzato una lente o un vetro per “catturare” perfettamente l’immagine di Lisa Gherardini. Questi strumenti, che erano stati sperimentati nella prima metà del Quattrocento dai pittori fiamminghi, costituivano un grande aiuto per riprendere perfettamente le fattezze dell’effigiato. Il genere del ritratto è infatti molto complesso. Un minimo mutamento delle linee facciali, la riduzione o l’aumento della distanza tra gli occhi, ma soprattutto un non perfetto colloquio strutturale tra i diversi elementi della massa facciale producono sempre un mutamento della linea fisionomica tale da rendere solo parzialmente riconoscibile il volto della persona effigiata.

Il primo intervento richiesto a un ritrattista è pertanto quello relativo alla raccolta delle linee-base del volto. Ora si può ipotizzare, sulla base delle incisioni rilevate sul supporto, che la Gioconda sia stata posta di fronte al pittore e che Leonardo abbia rilevato le linee del volto e del corpo attraverso l’uso di una lente o, più semplicemente, di un vetro, collocato tra sé e la modella. Seguendo infatti con un pennello sottile, intinto in un colore scuro, la silhouette della figura – e dipingendone le linee sul vetro – era possibile ottenere un perfetto elemento di base su cui lavorare. Quella che possiamo definire una vincolante “mappa fisionomica”. 

Rileggiamo, di fronte a questo marcatissimo accreditamento della fonte, i fatidici paragrafi di Vasari, prestando attenzione ai passi cruciali che segnaleremo in neretto: “Prese Lionardo a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di Mona Lisa sua moglie; e quattro anni penatovi lo lasciò imperfetto, la quale opera oggi è appresso il Re Francesco di Francia in Fontanableo; nella qual testa chi voleva vedere quanto l’arte potesse imitar la natura, agevolmente si poteva comprendere, perché quivi erano contrafatte tutte le minuzie che si possono con sottigliezza dipignere. Avvenga che gli occhi avevano que’ lustri e quelle acquitrine che di continuo si veggono nel vivo, et intorno a essi erano tutti que’ rossigni lividi et i peli, che non senza grandissima sottigliezza si posson fare. Le ciglia per avervi fatto il modo del nascere i peli nella carne, dove piú folti e dove piú radi, e girare secondo i pori della carne, non potevano essere piú naturali. Il naso, con tutte quelle belle aperture rossette e tenere, si vedeva essere vivo. La bocca, con quella sua sfenditura con le sue fini unite dal rosso della bocca con la incarnazione del viso, che non colori ma carne pareva veramente. Nella fontanella della gola, chi intentissimamente la guardava, vedeva battere i polsi: e nel vero si può dire che questa fussi dipinta d’una maniera da far tremare e temere ogni gagliardo artefice e sia qual si vuole. Usòvi ancora questa arte, che essendo Mona Lisa bellissima, teneva mentre che la ritraeva, chi sonasse o cantasse, e di continuo buffoni che la facessino stare allegra, per levar via quel malinconico che suol dare spesso la pittura a i ritratti che si fanno. Et in questo di Lionardo vi era un ghigno tanto piacevole che era cosa piú divina che umana a vederlo, et era tenuta cosa maravigliosa, per non essere il vivo altrimenti”.
Da Vasari, pertanto, apprendiamo o possiamo arguire che: 1) il quadro non fu finito pur dopo un travagliatissimo lavoro durato quattro anni 2) l’opera non venne consegnata all’effigiata perché, nonostante fosse mirabile sotto il profilo tecnico, non soddisfaceva l’autore (e pertanto venne rimaneggiata, a più riprese, dall’artista); 3) la tavola imboccò la via della Francia ( e, questo lo sappiamo noi, ciò avvenne grazie alle acquisizioni regali nell’ambito della raccolta del Salaì, allievo di Leonardo) giacché entrò a fare parte della collezione del“Re Francesco a Fontanableo”; 4) l’effigiata aveva “ghigno tanto piacevole che era cosa divina che umana a vederlo”, atteggiamento del volto che sembra attagliarsi perfettamente a ciò che, secondo il luogo comune, è l’ “enigmatico sorriso della Gioconda”, suscitato, secondo ciò che dice Vasari, dalle piacevoli “colonne sonore” utilizzate dall’artista durante le sedute di posa, affinché il volto di Monna Lisa si accendesse di gioiosa serenità.

La sfida del sorriso:
facile nei quadri sacri,
impervia
nei ritratti


La testimonianza relativa ai piccoli spettacoli allestiti per la Gioconda, per quanto sia stata forse resa da Vasari in una dimensione vagamente iperbolica, rientrerebbe nell’ambito della filosofia del rispetto dell’umana figura, teorizzata nel trattato leonardesco di pittura. Leonardo evitò sempre, infatti, contrasti chiaroscurali violenti, al fine di ridurre le ombre taglienti che conferiscono ai volti un’espressione arcigna. Non stupirebbe allora che l’artista volesse riprodurre, nell’ambito della ricerca di una verità aggraziata del volto, anche con l’ausilio di un supporto musicale, una delle espressioni più difficili da ottenere in un ritratto, cioè il sorriso, poiché se esso può parzialmente sconvolgere, senza gravi conseguenze, i lineamenti di un modello o di una modella di un quadro sacro o mitologico – al quale non si chiede assolutamente la riconoscibilità dell’effigiato, ma l’individuazione del ruolo svolto dalla figura nella storia – nei ritratti non deve essere causa della minima perdita di fedeltà ai lineamenti originari.
Il senso di sconfitta di Leonardo – “e quattro anni penatovi lo lasciò imperfetto” – fu, a mio giudizio, originato proprio dalla difficoltà di trovare un punto d’accordo tra la verità del sorriso e il mantenimento della perfetta sovrapponibilità della linee fisionomiche, poiché nel ritratto anche la minima incongruenza rispetto al modello provoca una reazione a catena dei volumi, producendo un forte senso di alterità del soggetto.

Dopo il 1500
quelle labbra tese
diventano cifra
della sua arte

a gioconda copertina

In effetti ritengo che tutta la partita della Gioconda si giochi, sotto il profilo pittorico, attorno a quel sorriso che la voce popolare aveva giustamente indicato come il “mistero di Monna Lisa”. Vorrei, a questo proposito, sottolineare il fatto che, dopo il 1500, la rappresentazione del sorriso diventa per Leonardo un elemento di ricerca espressiva fondamentale, un’autentica sfida magistralmente vinta nell’ambito della pittura sacra, ma non ancora portata a compimento nel ritratto. Lo sfumato dei volti – un’autentica cipria luminosa che l’artista stende sui lineamenti dei personaggi effigiati per ammorbidirne fattezze ed espressioni – viene infatti rafforzato dall’espressiva effusione del volto nelle figure di Sant’Anna e della Madonna, nel San Giovanni Battista del Louvre, nella Leda, con uno stacco decisivo rispetto ai ritratti o ai volti realizzati prima del 1500, quando si assiste a una netta preponderanza di una nobile e seria espressione, per quanto orientata, come avviene nella Dama con l’ermellino, a una certa mobilità espressiva, segno dell’azione della psiche sul soma.
E’ possibile quindi che l’insoddisfazione di Leonardo discendesse proprio dal sorriso raggelato della Gioconda della Gioconda, da quell’atteggiamento espressivamente incompiuto del volto. Forse Leonardo puntava davvero a far lievitare la solarità dell’espressione di gioia all’interno del genere più tirannicamente preciso – il ritratto – ma venne ripagato, al termine della stesura dell’opera, da un quadro che risultava il compromesso tra il più alto e pittoricamente complesso “moto dell’anima” e i lineamenti originari dell’effigiata. Da qui discende la linea rialzata della bocca, nell’emisfero sinistro della massa facciale della Gioconda, che è come raggelata, bloccata affinché la compressione della massa facciale non muti altre porzioni del volto, rendendo irriconoscibile il soggetto. Teniamo conto che per quanto Leonardo – come abbiamo rilevato in precedenza – si fosse orientato, dopo il 1500, alla rappresentazione di effigi dolcemente dominate dal sorriso esse – a quanto finora ci risulta – appartengono in via esclusiva a personaggi biblici o mitologici nei quali è possibile – se non auspicabile, da parte di un pittore dell’epoca di Leonardo – un certo allontanamento dalla verità fisionomica del modello. E’ solo con la Gioconda che l’artista prova ad accendere la miccia esplosiva del sorriso. Ma il congegno, in quel caso, non funziona.

Leonardo gareggiò con i pittori
della Grecia
e dell’antica Roma
per rappresentare i sentimenti

La rappresentazione artistica del carattere e delle inclinazioni dell’anima erano considerate fondamentali dagli antichi Romani. Un personaggio, come accade nella statuaria, doveva immediatamente rivelare il proprio carattere al lospettatore. Ma per gli antichi era soprattutto una questione legata alle grandi definizioni della personalità: coraggioso, eroico, pavido, mite, perspicace, nobile, caritatevole ecc. Si trattava di inserire il ritratto – a noi restano, purtroppo, quasi totlmente ritratti scultorei, se escludiamo pochi volti autentici dipinti e i dipinti da cavalletto, così intensi e vibratili della necropoli di Al Fayyum – in una cornice di definizione. Anche i macro sentimenti – la paura, l’orrore, la rabbia – dovevano apparire nei gruppi scultorei, come avvenne, perfettamente, nel modello greco del Laocoonte. La necessità, indicata da Leon Battista Alberti, era quella di avvertire i pittori di porsi, anche in questo campo, al livello degli antichi, delineando nei volti di personaggi mitici o degli uomini contemporanei, i moti dell’anima, secondo un concetto ripreso da Vitruvio. I moti non sono soltanto i tratti fondamentali di un carattere, ma le risposte espressive del corpo all’attività della psiche. Con la locuzione “moti dell’anima” Leonardo intendeva ciò che noi chiamiamo – con un sostantivo dotato di minor incisività – espressioni, cioè la trasposizione, sul soma, dei pensieri e dei sentimenti, nonchè delle inclinazioni psicologiche e caratteriali del soggetto (fisiognomica). Due pittori, in quell’epoca, andarono oltre le indicazioni degli antichi, cercando di cogliere, tra i moti dell’anima,anche dettagli all’apparenza trascurabili, quelli più sottili, legati alla psicologia o alla psicologia del profondo. Furono Antonello da Messina – che viene poco citato in questo ambito, ma fu un pittore di introspettive finissime – e Leonardo da Vinci. Ecco, allora, nascere la donna e l’uomo della modernità, che non sono più classificabili, soltanto, nelle macro-categorie dei caratteri psicologici maggiori, ma vengono letti, uno ad uno, come persone uniche. Una rivoluzione davvero straordinaria, che sta alla base della modernità e alla progressiva valorizzazione dell’individuo che diviene, sacralmente, persona: simile agli altri, ma irripetibile. (mbc)

Bibliografia internazionale con cui poter approfondire l’argomento su come riprodurre la Gioconda, Lisa Gherardini.

– ARASSE Daniel, Léonard de Vinci,  Éditions Hazan, Paris,1997.

– BEGUIN Sylvie (sous la dir. de), Musée du Louvre. Hommage à Léonard de Vinci, catalogue de l’exposition, Éditions des Musées nationaux, Paris, 1952.

– BEGUIN Sylvie,  Léonard de Vinci au Louvre,  Éditions de la Réunion des musées nationaux, Paris, 1983.

– CLARK Kenneth, Léonard de Vinci, Éditions Le Livre de poche, Paris, 1967.

– CHASTEL André, L’illustre incomprise. Mona Lisa, collection “Art et Écrivain”, Éditions Gallimard, Paris, 1988.

– CHASTEL André, Léonard de Vinci, Traité de la peinture, Éditions Calmann-Lévy, Paris, 2003.

– KEMP Martin, Leonardo Da Vinci : the marvelous Works of Nature and Man, Cambridge Mass. : Harvard University Press, 1981.

– MARANI Pietro C., Léonard de Vinci,  Éditions Gallimard-Electa, Paris, 1996.

– SCALLIEREZ Cécile, La Joconde, collection “Solo”, Éditions de la Réunion des musées nationaux,  Paris, 2003, n°24. 

– ZÖLLNER Frank, Leonardo da Vinci, Mona Lisa, Das Portrât der Lisa del Giocondo, Legende und geschichte, Francfort, 1994.

– ZÖLLNER Frank, NATHAN Johannes (sous la dir. de), Léonard de Vinci, 1452-1519 : tout l’oeuvre peint et graphique, Cologne, Londres, Paris, Éditions Taschen, 2003.

Vuoi rileggere gli articoli di Nuove Vedute, il blog dedicato ai dipinti fatti a mano? Ecco qui gli articoli:

FitLine, tra Salute e Bellezza: Intervista alla consulente Adua Ventimiglia

Con l’arrivo dell’estate, ci poniamo molti punti di domanda sul proprio corpo e più in generale sul proprio benessere. Per mille ragioni, la nostra quotidianità diviene più frenetica e, come spesso accade, cadiamo nella più totale noncuranza di sé. Il dilemma, dunque, si rivela duplice nella sua sostanza e richiama alla nostra attenzione due argomenti…Altro

Da Colori di qualità a quadri particolari, vi racconto la linea Maimeri.

Una componente importante per iniziare a dipingere è essenzialmente l’istinto che se associato a prodotti di qualità può aiutarti a valorizzare la tua idea. Per questo oggi ho deciso di parlarti dei prodotti che utilizzo. Fra questi, la mia soddisfazione per i prodotti Maimeri. Un marchio fieramente italiano che difficilmente tradisce le aspettative dei pittori…Altro

10 artiste donne, famose nella storia dell’arte di tutti i tempi

Vi siete mai chiesti quali siano le 10 artiste donne, famose della storia dell’arte? Oggi ci soffermeremo sulla dirompente dote artistica che queste 10 artiste donne hanno lasciato ai posteri.

La dormiente, Tamara de Lempicka fra le 10 artiste donne, famose della storia dell’arte di tutti i tempi

Se ti stai chiedendo quali siano le 10 donne artiste famose della storia dell’arte di tutti i tempi , sei capitato nel posto giusto.

Una delle domande che mi sono posto prima di cimentarmi sulla scrittura di questo pezzo è: come mai ci sono così poche artiste donne nella storia dell’arte? E la risposta che mi sono dato, seguendo una mia logica è la seguente: i manuali di storia dell’arte sono spesso scritti da uomini. Nella stragrande maggioranza dei casi, critici d’arte “d’altri tempi”. Poiché affermare che la storia dell’arte non sia stata “dipinta” da artiste donne, è logicamente impossibile. Ma, per stilare questa top 10 delle donne artiste più influenti, non possiamo non tenere a mente i forti limiti delle epoche che ci precedono. Epoche buie in cui erano numerose le costrizioni cui le donne dovevano sottostare e l’arte, non era un contesto umano facile per una pittrice desiderosa di farsi strada. Ciascuna di loro ha dovuto lottare contro diversi fardelli, dalla depressione alla violenza sessuale, dall’emarginazione sociale ad una vita di stenti e schiaffi.

Intanto analizziamo il primo caso di percorso artistico femminile:

10. Artemisia Gentileschi (1593 – 1653)

Simon Vouet
Ritratto di Artemisia Gentileschi (1623 circa)
PisaPalazzo Blu

Figlia d’arte, Artemisia è stata una delle prime donne a godere di una certa indipendenza artistica e notorietà che all’epoca era difficilmente raggiungibile da una donna. Inoltre il suo gioco di luci e ombre e la fortissima carica di pathos che contraddistingue i suoi soggetti è certamente connotabile con un altro genio dell’epoca: Caravaggio.. Uno dei suoi dipinti più celebri, Susanna e i vecchioni, ritrae una giovane donna insidiata da due uomini molto più vecchi di lei.

In quest’opera osserviamo molto di Artemisia. Poiché anche lei fu vittima di violenza sessuale. All’epoca era molto conveniente tacere poiché all’uomo tutto era concesso, e per una donna non era altrettanto facile denunciare l’abuso. Invece Artemisia non si fece intimorire e, grazie all’appoggio del padre, denunciò questa violenza in un’aula di tribunale, portando lo stupratore a dover fare i conti la giustizia terrena. Da qui, la forza con cui Artemisia dipinge e rende unico ogni suo capolavoro, coinvolgendo lo spettatore in un colpo di teatro che ha del singolare.

9. Fede Galizia (1568 – 1630)

Fede Galizia, Giuditta con la testa di Oloferne, 1596

Pittrice barocca, figlia del pittore miniaturista trentino Nunzio Galizia, iniziò a lavorare all’età di 12 anni. Fra le sue opere ci sono ritratti e scene di soggetto religioso; ma è conosciuta soprattutto per i dipinti di nature morte. Un esempio lo vedete seguendo la foto successiva:

Non sappiamo molto sul privato di questa artista, ma è senz’altro piacevole – e poetico oserei dire – osservare i suoi quadri, pieni di eleganza, tecniche e cromatismo. Insomma, un genio d’altri tempi difficilmente raggiungibile che pone Fede Galizia nella top ten delle 10 artiste donne famose della storia dell’arte.

8. Élisabeth Vigée Le Brun (1755 – 1842)

Secondo il sito “Due Minuti di Arte”:

“Ambiziosa, testarda, bella. Tanto che a corte si malignava che non fosse lei a realizzare le sue opere ma un uomo, e che lei si limitasse a firmarle. Perché non ritenevano possibile che un tale talento potesse convivere con la sua delicata bellezza. Quel che sappiamo oggi è che Élisabeth Vigée Le Brun è stata una delle più grandi ritrattiste del XVIII secolo, ed una delle poche donne ad essere ammessa all’Accademia Reale di pittura e scultura. Fu la pittrice preferita dalla regina Maria Antonietta, che la portò a frequentare gli ambienti della corte. Anche lì la vita non fu facile.

All’inizio la accusarono, senza alcun fondamento, di condurre una vita dissoluta, tra orge e relazioni adulterine poi, con lo scoppio della rivoluzione, le cose peggiorarono e lei fu costretta a fuggire in Italia e poi in Inghilterra, Austria e Russia. Quando fece ritorno in Francia nel 1802 trovò una società profondamente mutata, che non le riconosceva il ruolo di un tempo.”

7.  Berthe Morisot (1841 – 1895)

Berthe Morisot è stata una delle interpreti più significative, fantasiose e vivaci del movimento impressionista, motivo per cui rientra nelle 10 artiste donne famose della storia dell’arte.

È importante notare inoltre come la Morisot, insieme a Mary Cassatt, sia stata una delle pochissime pittrici impressioniste. Ciò acquista ancora maggiore rilevanza in considerazione del fatto che le donne ricoprivano un ruolo subalterno nella società dell’epoca, tanto che la pittura era considerata una pratica esclusivamente maschile: basti per tutti l’esempio della École des Beaux-Arts di Parigi, che negò il diritto di istruzione alle donne fino al 1897. Per emergere in un ambiente così fortemente ostile, dunque, le donne oltre a un indubbio talento artistico dovevano possedere anche una forte personalità. Berthe Morisot si segnalò brillantemente e, nonostante la società del tempo faticasse ad accettare l’emancipazione femminile, divenne in poco tempo un modello d’indipendenza, di tenacia e di talento anche per i colleghi maschi:

«Soltanto una donna ebbe la capacità di creare uno stile, e quella donna fu Berthe Morisot. I suoi quadri sono le uniche opere che non potrebbero essere distrutte senza creare un vuoto, uno iato nella storia dell’arte»
(George Moore[1])

6. Natal’ja Sergeevna Gončarova (1881 – 1962)

Natalia Goncharova è l’artista donna protagonista delle avanguardie di Primo Novecento. La sua arte, fatta di pennellate fugaci ma essenziali per dare espressione ad un “Io interiore” che fa fatica a esprimersi se non con la pittura, Natalia è nota come una delle più importanti artiste donne dei nostri tempi. Un personaggio che insieme al marito e artista Larionov fece scandalo perché furono una coppia ‘aperta’ prima del tempo e per il suo stile di vita libertario, continua ancor oggi a far parlare di sé e sorprendere. Tenendo presente la grande retrospettiva che ripercorre la sua vita controcorrente, la sua produzione artistica viene messa a confronto con opere di celebri artisti che sono stati per lei punti di riferimento come Paul Gauguin, Henri Matisse, Pablo Picasso.

5. Georgia O’Keefe (1887 – 1986)

Nata alla fine del 1800, cresce in un ambiente umile e di sani principi in una fattoria vicino a Sun Prairie, nel Wisconsin. La sua è una famiglia numerosa che la vede seconda di sette figli di Francis Calyxtus O’Keeffe Sr. (18641916) e Ida Totto (18641916), entrambi allevatori di bestiame. Le sue opere incarnano la semplicità della vita rustica e dei campi. Una delle caratteristiche che rende i suoi dipinti così genuini è l’uso disteso di colori caldi. Inoltre, questa artista, è riuscita a dare una buona lezione ai critici dell’arte che considerano un dipinto, il luogo unico di applicazione di saperi accademici. Per Giorgia, l’arta è un vortice di semplicità che può diventare qualcos’altro se rappresentata senza inganni.

4. Frida Kahlo (1907 – 1954)

Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón nasce il 6 luglio 1907 a Coyoacánm Messico. È la figlia di Wilhelm Kahlo, uomo semplice, simpatico, ebreo, amante della letteratura e della musica, pittore emigrato in Messico dall’Ungheria. Alla nascita è affetta da spina bifida, che i genitori scambiano per poliomielite, essendone colpita la sorella minore. Fin dall’adolescenza manifesta talento artistico e uno spirito indipendente e passionale, insofferente di ogni convenzione. Da questo contesto nascerà il tema dell’autoritratto. Il primo che dipinge è per il suo amore adolescenziale, Alejandro.

I tristi accadimenti cui Frida è andata in contro, hanno evidenziato fortemente i toni artistici di questa pittrice. I suoi quadri oggi sono una punta di diamante del patrimonio umano collettivo, e Frida è senz’altro un’icona della bellezza non convenzionale. Per saperne di più sulla sua biografia consiglio questo link.

Ma procediamo con la lista delle 10 artiste donne famose della storia dell’arte.

3. Tamara de Lempicka (1898 – 1980)

Ho accennato qualcosa su di lei all’inizio di questo articolo poiché in quanto pittore mi sono ispirato tante volte su di lei. Se vuoi puoi dare un’occhiata ai miei lavori. Ma non dopo aver scavato più a fondo su quest’altro volto della storia dell’arte contemporanea.

Considerata una delle esponenti più iconiche dell’Art Deco, la pittrice polacca Tamara de Lempicka è la madre di donne bellissime, fredde, apparentemente irraggiungibili, perse in sguardi malinconici che sembrano guardare lontano. Donne che sembrano somigliare a lei.

Affascinante, talentuosa, corteggiata dagli uomini più influenti d’Europa. Sembrava avesse tutto, eppure tutto era offuscato da un’acuta forma di depressione, che la spingeva a dipingere di notte, per combattere l’insonnia. Se volete dare uno sguardo più attento alle sue opere vi consiglio questo blog.

2. Marina Abramovic (1946)
Marina Abramović, Artist Portrait with a Candle (C)from the series Places of Power, 2013, Courtesy of Marina Abramović Archives © Marina Abramović by SIAE 2018
Marina Abramović, Artist Portrait with a Candle (C)from the series Places of Power, 2013

«Guardavo spesso le nuvole mentre ero sdraiata sull’erba, e un giorno la mia vista è stata improvvisamente interrotta da aerei, che sono apparsi dal nulla e hanno lasciato un bellissimo schema nel cielo. In quel momento, mi sono resa conto che tutto poteva essere usato per creare e che non c’era motivo di limitarmi alla pittura in studio[5]»

Marina Abramovic

E’ una delle figure più controverse del panorama artistico contemporaneo. Molti la ritengono un genio. Altri invece faticano a comprendere fino in fondo le sue performance e la sua visione – o praticizzazione – dell’arte. Lei stessa, quando parla del suo repertorio artistico performativo, si autodefinisce come “nonna della performance art”. Ma una cosa è certa: le messe in scena apparentemente semplici ma studiate nel filo e nel segno, attuano dei movimenti sinuosi nell’animo di chi le osserva.

Nella sua prima performance, esplora elementi di ritualità gestuale. Usando dieci coltelli e due registratori, l’artista esegue un gioco russo nel quale ritmici colpi di coltello sono diretti tra le dita aperte della mano (il gioco del coltello). Ogni volta che si taglia, deve prendere un nuovo coltello dalla fila dei venti che ha predisposto e l’operazione viene registrata. Dopo essersi tagliato venti volte, l’esecutore fa scorrere la registrazione, ascolta i suoni e tenta di ripetere gli stessi movimenti, cercando di replicare gli errori, mescolando passato e presente. Tenta di esplorare le limitazioni fisiche e mentali del corpo: “Una volta che sei entrato nello stato dell’esecuzione, puoi spingere il tuo corpo a fare cose che non potresti assolutamente mai fare normalmente” (Kaplan).

1. Marlene Dumas (1953)

Spesso utilizza come fonti per il suo lavoro polaroid di amici e amanti, oltre a riviste e materiale pornografico. Marlene Dumas dipinge anche ritratti di bambini e scene erotiche con l’intento esplicito di turbare il mondo dell’arte contemporanea.

Ha lavorato spesso con studenti, sottolineando che “insegnare è molto importante, non solo perché insegno ai ragazzi cose, ma soprattutto perché instauriamo un dialogo, da cui emerge cosa vuoi realmente. Le cose emergono. Credo ancora nel dialogo Socratico. L’arte è davvero qualcosa che si impara stando in mezzo alla gente.[1]

Nel 2007 ha partecipato alla LII edizione dell’Esposizione internazionale d’arte di Venezia, nel Padiglione africano. La mostra Check List Luanda Pop, vide l’esposizione di opere che provengono dalla Collezione Sindika Dokolo, la prima collezione privata africana di arte contemporanea creata cinque anni fa a Luanda (Angola).

La sua principale mostra in un importante museo americano, una retrospettiva dal titolo Measuring Your Own Grave, si è conclusa a settembre 2008 al Museum of Contemporary Art di Los Angeles.

Il suo lavoro è caratterizzato da una tavolozza cromatica ampia, fatta di colori cupi alteranti a pastelli e a colori fluo.

L’artista Zero di questa Top Ten

Yayoi Kusama è oggi considerata fra i più importanti artisti giapponesi contemporanei. Ha lavorato in una vasta gamma di discipline: arti visive, danza, moda, design fino alla scrittura e alla composizione musicale. Il suo stile eccentrico fa molto parlare sul vissuto di questa artista. Una vita non facile, fatta di stenti e sacrifici per arrivare all’ingresso nel mondo dell’arte. Kusama continua ad esplorare il concetto di infinito con le sue opere, passando dalla superficie bidimensionale delle tele ad un ambiente di riflessione speculare, dovuto all’effetto caleidoscopico delle superfici specchianti che genera uno spazio inesauribile. Insomma, un nuovo modo di vedere e fare arte.

Spero che questo articolo ti sia piaciuto. Il racconto sull’arte continua e nell’attesa, dai un’occhiata ai miei quadri per esplorare la collezione 2020 creata e dipinta da me.

Dai un’occhiata alla Home del sito, oppure leggi il mio pezzo sulle Teste di Moro ideate e create da me in stile astratto.

Scritto da Orazio Mancuso.

Da Colori di qualità a quadri particolari, vi racconto la linea Maimeri.

Una componente importante per iniziare a dipingere è essenzialmente l’istinto che se associato a prodotti di qualità può aiutarti a valorizzare la tua idea. Per questo oggi ho deciso di parlarti dei prodotti che utilizzo. Fra questi, la mia soddisfazione per i prodotti Maimeri. Un marchio fieramente italiano che difficilmente tradisce le aspettative dei pittori che ne fanno uso.

👨‍🏫 Se sei un aspirante pittore o un amante dei colori acrilici sei nel posto giusto al momento giusto 😇 🙂 🙃
Questi sono barattolini di colore acrilico che uso spesso per la realizzazione dei miei quadri, un esempio puoi trovarlo nel mio precedente articolo sulle Teste di Moro su tela 😜

Qual’è la differenza tra i barattoli Maimeri e gli altri prodotti sul mercato?

Sinceramente, in un anno di esperienza da autodidatta, ho avuto modo di sperimentare diversi brand che, seppur convenienti nel rapporto qualità-prezzo, hanno dato risultati apprezzabili. Tuttavia, Maimeri assicura la lucentezza e la pastosità essenziale per facilitare le pennellate. La prima volta che mi sono imbattuto in questa tipologia di colori, non potei che notare la particolarità della conservazione nei barattoli. Infatti, ne facilita l’uso e ad un prezzo senz’altro buono, si ha il vantaggio di poter predisporre di un’alta quantità di colore qualitativamente ottimo in un arco di tempo molto lungo.

Ho sperimentato i colori Maimeri con la realizzazione di un paesaggio su carta pressata 30×40. Un’ampia veduta paesaggistica la cui mia ispirazione è stata una tela prestampata di Leroy Merlin comperata da mia sorella.

La sfida che mi sono imposto di svolgere era la riproduzione su un supporto più piccolo di quel quadretto di cui non dispongo più di una foto originale, pertanto dovrete accontentarvi del mio lavoro svolto 🥰🥰🥰

Paesaggio, acrilico su carta pressata 30x40, colori Maimeri, Orazio Mancuso

Quando nasce Maimeri?🤪

Nasce nel 1923 la prima fabbrica totalmente dedicata alle Belle Arti: la Fratelli Maimeri. Fatto altrettanto curioso fu il successo del brand che perdurò con lo scoppio del conflitto mondiale. Di fatto ii fratelli Maimeri non fermarono la produzione, anzi dovettero accelerare le filiere produttive, poiché all’epoca non vi erano dei competitor sul mercato.

Ritornando alla mia esperienza…

Acrilico su carta pressata 30x40, prodotti Maimeri, Orazio Mancuso
Acrilico su carta pressata 30×40, colori Maimeri, Orazio Mancuso 2020.

Posso garantire che dipingere su carta pressata è stata per me una gran soluzione economica per continuare ad esercitarmi senza sciupare materiali troppo costosi, anche se la grammatura della carta è molto consistente. Quanto ai dettagli, che ne pensate della qualità del colore e della totalità del paesaggio? C’è un qualche elemento che vi colpisce, o difetto a cui poter porre rimedio? E, infine: vi è piaciuto l’articolo sulla linea Maimeri?

Orazio Mancuso

Esprimere la propria personalità con la pittura sacra? “Si può fare!”. Pillole di pittura terapia

Dipingere una tela è un po’ come iniziare a scrivere le prime pagine di un romanzo. Inizialmente si hanno tante idee ma, pian piano, le prime pennellate schiariscono i dubbi e il cerchio delle ipotesi si fa più ristretto evitando così di approdare in creazioni prive di personalità.

PS: un giorno raccoglierò tutte queste perle e ne farò un promemoria per i quadri a venire!😝
Esercitazione (sempliciotta diciamo), sul volto di Gesù di Nazareth, realizzato tantissimo tempo fa con colori acrilici e carboncino su carta 25×19.

Ken Robinson racconta una storia che ha a che fare con la pittura: una maestra di una scuola elementare stava tenendo una lezione di disegno e in fondo all’aula c’era una bambina che solitamente non prestava attenzione, tranne nell’ora di disegno. Per venti minuti la bambina disegnò, assorta nei suoi pensieri, finché la maestra non le chiese cosa stesse disegnando. La bambina rispose: “Sto disegnando Dio”. La maestra disse: “Ma nessuno sa che aspetto abbia Dio”. E la bambina: “Lo sapranno subito”. Questa storia dimostra l’importanza del disegno e della pittura e come possono essere utilizzati come terapia per entrare in connessione con il mondo.

Dal Blog: “La mente è meravigliosa“.

Un esempio di cui vi parlerò oggi ha a che vedere con una delle mie primissime esercitazioni ritrattistiche di un volto sacro. Una sfida iconografica con cui ho avuto modo di cimentarmi e che ha rinforzato il modus operandi nella rappresentazione delle figure sacre. Perché come si può vedere dalla foto, è tangibile il mio taglio netto con la tradizione. Niente luci da film fantasy o aureole monotone con cui continuiamo ad essere bombardati con variopinte riproduzioni del passato.

È possibile rappresentare i propri stati d’animo con la Pittura?

Il punto focale di questo articolo riguarda più che altro un legame – oserei dire più sottile – che la pittura ha con chi la concepisce e la esegue, ovvero l’unione di qualcosa di più prezioso. Un legame che consente all’esecutore di far fuoriuscire il suo modo di concepire e ideare un soggetto, distaccandosi dai classici modelli di riproduzione. Trovare figurativamente nuovi colori, associazioni di linee e figure, persino una piccola bozza con cui rispecchiarsi, osservarsi, coi propri pregi e i difetti, fino a sorridere di questi ultimi con la ripromessa che il prossimo lavoro – esercitazione o qualsiasi riproduzione di immagini – sia migliore. Quindi dipingere a seconda dei propri gusti e della propria personalità è altamente formativo oltre che possibile.

Mai tradire sé stessi

A distanza di mesi, osservo tanti difetti in questo disegno, ma allo stesso tempo, oltre a farne tesoro, ne sono comunque entusiasta, poiché anche se la tecnica di allòra fosse più lacunosa, nel rivedere questo lavoro, osservo i colori che mi appartengono, l’imprinting iconografico che utilizzo tutt’ora nei miei lavori e, per finire, la mia personalità che non tradirò mai. Osservando il panorama odierno, l’arte urla più che mai l’estrema urgenza di approdare verso Nuove Vedute e nuove modalità di espressione. Perché se il mondo avesse un unico colore, ci osserveremmo tutti allo stesso modo senza poter cogliere ciò che più in noi è prezioso. Non per caso ho scelto “Nuove Vedute” per designare questo blog.

Spero che il mio racconto sulla (mia) pittura vi sia piaciuto e pur tenendo presente che è solo il mio terzo articolo, attendo un vostro feedback. Perché le vostre opinioni mantengono viva la mia passione per la scrittura e la pittura e senza di voi, non starei certamente qui a raccontarmi. A tal proposito se vi siete persi la mia prima tela di Testa di Moro, vi consiglio di dare una lettura al pezzo cliccando qui.

Grazie mille di cuore e non perdetevi la prossima puntata!

Scritto da Orazio Mancuso.

Teste di Moro moderne dipinte a mano, una storia d’amore tra leggenda e passione, Sicilia.

Se ci sono dei manufatti che incarnano al mille per mille la vera passione dell’artigianato di Sicilia , quei manufatti non possono che essere le Teste di Moro. Riprodotte per tradizione in curiosi vasi di ceramica – celebre la serie di Caltagirone dipinta a mano – le teste di moro moderne possono assumere svariate forme, divenendo talvolta quadri, oggetti da collezione e persino bomboniere. Sono oramai un vero e proprio simbolo di due personaggi legati da una storia d’amore, in cui sentimenti e gelosia costituiscono la cornice di una leggenda che merita di essere raccontata.

Una storia d’amore dal risvolto tragico che riguarda una fanciulla siciliana e un baldo moro che passeggiando per il quartiere della Kalsa segnò il suo destino. La fanciulla credeva fosse amore, ma ignara che lui avesse già moglie e che se ne sarebbe andato da Palermo per ritornare dalla sua sposa, seguì il suo cuore fino al punto di non ritorno. Sarebbe a dire, l’uccisione (per mano sua) del Moro. Di fatto, la fanciulla gli strappò letteralmente il capo e lo sotterrò in un vaso, da cui crebbe una speciale pianta profumata. Il basilico.

“Detto in tricche e ballacche”

A dire il vero non amo tanto questa storia appunto per il risvolto macabro e malato che a volte l’amore può avere. Ma non mi soffermerò molto su questo oggi. Bensì vi farò cenno di qualche mia creazione di Testa di Moro realizzata in acrilico e che negli ultimi tempi, ha avuto un discreto successo in termini di commissioni.

Come potete vedere dalla foto, non ho voluto ripercorrere letteralmente la tradizione. Lo trovo noioso e poco creativo. Ne ho invece preso un leggero spunto e fra una pennellata e l’altra, è nata questa figura un po’ fiabesca, un po’ déco come la corrente artistica della mia amata pittrice Tamara de Lempicka che amo alla follia e anche tanto astrattismo, direi anche leggermente pesante, ma ironico come lo è il mio modo di avvicendarmi alla pittura. 

Quanto ai colori, il turchese è ciò che l’occhio riesce a cogliere a primo impatto, fino a perdersi in un intreccio frenetico di curve che a volte si allargano e altre si restringono. Di certo, una veritiera similitudine allo stato d’animo che avevo nel momento in cui l’ho dipinta. E, infatti, il motivo per cui amo proprio la pittura è questo. La considero un mezzo essenziale che sento tremendamente mio e che mi da piccole grandi opportunità e soddisfazioni quotidiane. Trasformare ciò che ho dentro, uno stato d’animo, un pensiero, un ideale, in qualcosa di più profondo, tangibile e afferrabile.

Tuttavia le mie Teste di Moro, proprio perchè tante e variegate, saranno approfondite con nuovi articoli. Anche perché quella che vedete in foto non è che la prima di una lunghissima serie di Teste di Moro, sia nello stile che nell’applicazione del colore (adesso più tenue, rilassato e disteso). Pertanto rimanete in ascolto e se volete, esprimete ciò che pensate a riguardo. Mi sarebbe davvero di grande aiuto.

Altrimenti, non avrei certamente creato un blog!

PS: Ulteriori approfondimenti sulla storia delle teste di moro possono essere raggiunti al seguente link.

Orazio Mancuso

Francesca Serio prima madre coraggio di Sicilia a Palermo il 5 e il 6 a La Via dei Librai. Libro di Orazio Mancuso

Il libro “Francesca Serio, prima madre coraggio di Sicilia” scritto da Orazio Mancuso ed edito dalla casa editrice Antipodes, ritorna con La via dei librai sul Cassaro a Palermo il 5 e il 6 settembre. Passata alla storia come la madre del sindacalista Salvatore Carnevale, ucciso dalla mafia il 16 maggio del 1955, Francesca denunciò con fermezza l’accaduto facendo nomi e cognomi degli aguzzini. Tante le figure di alto spicco che ruotano attorno a questa vicenda: dal presidente Sandro Pertini fino ad arrivare allo scrittore Carlo levi che ci raccontò per la prima volta il vero volto di Francesca.

Come ogni anno, la casa editrice Antipodes parteciperà a La via dei librai 2020 con un’ampia proposta letteraria che parte dalla narrativa tradizionale fino alla saggistica, volta a raccontare la Sicilia in tutte le sue sfaccettature. Fra i titoli che saranno presenti, vi sarà il recente saggio biografico su un personaggio senz’altro interessante: “Francesca Serio, prima madre-coraggio di Sicilia”. La storia ha inizio il 16 maggio del 1955. Giorno dell’assassinio del sindacalista Salvatore Carnevale. Quella mattina Salvatore si alzò presto poiché dovendo andare a piedi fino alla cava in cui lavorava doveva partire ancora all’alba. Subito dopo di lui si alzò anche la madre Francesca, che si avvicinò al figlio e con volto spaventato gli disse: “Turiddu, questa notte ho fatto un brutto sogno. Stai attento alla cava, tieni gli occhi aperti!”. L’incubo della madre si avverò e quando alle 8.00 del mattino arrivò in paese la notizia che un uomo era stato ucciso, Francesca capì subito che si trattava del figlio. E così, al dolore sofferto in silenzio, preferì la scesa in campo per la lotta contro la mafia e gli stereotipi che confinavano le donne ad un ruolo sociale di secondo piano. Non fu più la semplice madre di un sindacalista. Senza saperlo, Francesca divenne una delle prime attiviste nazionali del movimento antimafia, se non l’icona dell’emancipazione femminile siciliana.

“Francesca Serio, prima madre-coraggio di Sicilia”, Orazio Mancuso

Prima di cimentarmi sulla stesura di questa tesi di laurea triennale, sapevo ben poco su Francesca Serio, a differenza di quanto conoscessi del figlio, Salvatore Carnevale. Pertanto, scrivere la sua storia è stato emozionante oltre che formativo, poiché chi lavora su una biografia o – se vogliamo essere più generici – un libro, non può non lasciarsi trasportare dal personaggio, dal suo reale percorso di vita e dai suoi ideali. Dopo la laurea, mi sono battuto affinché Francesca Serio ottenesse più spazio in termini di memoria e valorizzazione, e Antipodes è stata la scelta migliore. Sono felice che anche il mio libro potrà essere presente a “La via dei Librai” il 5 e il 6 Settembre. Un’ulteriore occasione letteraria per scoprire la nostra storia di Sicilia con occhi nuovi e “far propri” gli ideali di chi ha lottato a spada tratta per realizzarli. Questi ideali, nel caso di Francesca, risulta difficile elencarli tutti in così poche righe. Ma è senz’altro sufficiente la lettura di questo saggio per avere un’idea di che importante figura storica sia stata.

Pertanto l’appuntamento con “Francesca Serio, Prima madre-coraggio di Sicilia”, a “la Via dei Librai”, Cassaro Alto, il 5 e il 6 settembre, a Palermo.

Orazio Mancuso.